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il blog di un diversamente sano di mente

Sorriso di circostanza, silenzio, Plutone.

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Passata la prima quarantena qualche mese fa (tampone negativo), tre settimane fa sono venuto in contatto col Covid-19. Per quanto il virus si diffonderà fisiologicamente nella popolazione, e quindi ritenevo che fosse prima o poi plausibile contrarlo, quando ti trovi in quella situazione ti fai qualche domanda in più.

Appena compaiono i primi sintomi, ma non hai ancora la certezza di essere positivo, il primo pensiero è verso chi puoi avere contagiato. Per fortuna due soli giorni in ufficio mantenendo le dovute precauzioni, non hanno portato ad altri infetti. La parte burocratica è comunque rognosa, un po’ perchè ogni nazione adotta un protocollo diverso, un po’ perchè con l’aumento di casi per la seconda ondata della pandemia anche i tempi di attesa si estendono.

Il secondo pensiero è quando iniziano a comparire i sintomi, soprattutto la febbre. Perchè fondamentalmente sai che se qualcosa andasse male, andrebbe male molto in fretta. Non solo, il covid-19 ha una lista di sintomi e patologie collaterali che possono cambiare la tua vita per sempre (in peggio).

Detto questo, mentre prima provavo solo un generico fastidio verso tutti coloro che gridavano al negazionismo o ad altre mirabolanti teorie complottiste, fattore che mi ha anche fatto allontanare da alcuni social network, adesso provo solo rancore e odio viscerale.

Il non rispettare la salute altrui, i morti ma neanche la propria di salute, perchè chiaramente se una persona non usa una banale mascherina prima di tutto non difende se stessa, è uno dei tanti segnali che la nostra civiltà non potrà mai evolversi verso quelle utopie fantascientifiche che tanti scrittori e registi ci hanno presentato.

Potrebbe essere possibile discutere con alcuni di questi fanatici? Difficile. Nel frattempo un metodo per riconoscerli:

conosco tre test infallibili per riconoscere un fanatico e adottare così immediatamente l’unico comportamento sensato con una persona del genere: sorriso di cortesia, silenzio assoluto e tanti piccoli passettini in direzione di Plutone, perché mettersi a discutere con un fanatico è l’idea peggiore che possa venire in mente, è come lavarsi i denti con il dado da cucina: inutile, disgustoso e crea dipendenza.

Passaggi

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Different mindset, different culture.

Lavoro

Periodo di passaggi di consegne, cambi di stagione, promozioni più o meno aspettate, il classico cambio di priorità e di tipo di attività, meno tecniche più gestionali e comunicative. Qualche arrivederci, qualche addio e qualche oblio.

Cambia in parte il contesto, la nazione, gli interlocutori ma alcuni pattern si ripetono. Il Dio Budget è quello che come al solito detta legge e chi non riesce a sottostare a questa regola può solo che migrare altrove, oppure come spesso accade qua, di prendersi una pausa, un garden leave in alcuni casi. Ma c’è anche chi avendo poche esperienze si focalizza su di una situazione non pensando che sia per forza di cose la peggiore possibile. Non esiste il lavoro “perfetto”, esistono condizioni temporanee più o meno favorevoli. La prima è quella economica, senza un riconoscimento economico il concetto di lavoro non sussiste.

La seconda è il riconoscimento nel ruolo da parte di noi stessi, da parte di chi collabora con noi, e da parte di chi ci da ordini.

La terza è il complementare del lavoro stesso: quanto ci rimane da vivere oltre alle ore dedicate ad una giornata lavorativa? Quanto il lavoro ci occupa fisicamente e psicologicamente nelle 24 ore?

La quarta è la “compagnia” ovvero il fattore umano: i colleghi, i clienti ed eventualmente i fornitori.

Quale di questi aspetti incide di più sulle nostre scelte? Beh penso sia molto soggettivo.

Fatto sta che non esiste azienda, dalla più piccola startup alla più grande corporate, in cui qualcuno non darà prima o poi le dimissioni o viceversa cerchi di esservi assunto. Ad eccezione naturalmente di una attività che stia fallendo.

Vita

In una fase dell’umanità in cui molte certezze sono state distrutte e molte abitudini sono state temporaneamente modificate abbiamo avuto un po’ tutti il tempo di riflettere. “Ne usciremo migliori” dicevano, ma chi ci ha mai creduto? Ne siamo usciti (dalla prima ondata) al massimo con qualche riflessione in più.

Da un lato abbiamo vissuto una forma di ascetismo forzato, un prendere le distanze da amici, parenti e conoscenti ma anche un quasi morboso interesse nel vedere cosa succedeva qualche migliaio di chilometri più in la.

Mentre molti si scoprivano infettivologi o esperti di radiazioni abbiamo chiarito quanto siamo fragili e poco pronti a repentini cambi di abitudini. E banalmente che anche il raffreddore è un virus.

Tornando in patria per tre settimane ho trovato un mondo a cui non ero abituato, ho visto come una tragedia possa cambiare drasticamente anche i più normali contesti, per esempio entrare in un semplice autogrill.

Ho visto come molte persone abbiano vissuto male, con un timore generico che li ha portati a chiudersi in casa e non andare neanche a fare la spesa, magari ordinando pure del cibo online preparato come e chissà da chi.

Persone che piuttosto di investire qualche soldo per effettuare un test e togliersi qualsiasi dubbio, sono rimaste per mesi lontano dai propri cari.

Revisioni

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Ristrutturando quello che dovrebbe essere un portfolio le prime idee che mi erano venute per realizzare una semplice galleria di immagini erano basate potrebbe essere una rivisitazione dello stile Pinterest / masonry:

Alternativamente una colonna di immagini oppure una colonna kebab-style

O ancora, una colonna in cui ogni immagine è ridimensionata in base alla larghezza massima (carousel verticale)

Ogni approccio sulla carta, o meglio sul prototipo può funzionare, ma quando poi provi a materializzare una di queste idee, le cose cambiano. Come quando vuoi appendere al muro delle foto e vuoi decidere quali e in quale ordine.

Nascono casuali correlazioni geometriche, minuscoli particolari che messi assieme creano un qualcosa di nuovo e inaspettato.

Mentre investigo sulla disposizione migliore, ho scelto di mettere due o una foto per riga.

Te puerto all’aeropuerto

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A pochi passi da casa si trova il parco di Tempelhofer Feld, uno dei luoghi più caratteristici di Berlino. Una volta aeroporto, fu trasformato grazie ad un referendum locale, in un parco pubblico.

Qui si può correre, fare un barbeque, andare in bici, skate, monopattino elettrico, kite skateboarding o anche semplicemente sdraiarsi sul prato.

La cosa forse più peculiare rispetto ad un parco “normale” è appunto percorrere le piste di atterraggio e decollo, o avvicinarsi alla torre di controllo.

Sebbene lo abbiamo visitato molte volte, pochi giorni fa ho scoperto una piccola radura con dodici pietre raffiguranti i segni zodiacali. E parte subito il sottofondo di Saint Seiya

Traslochi traslochi traslochi

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Questo blog potrebbe sottotitolarsi “diario di un traslocatore”, dati i non so quanti post dedicati al tema.

Ogni volta mi riprometto “è l’ultima volta che mi faccio sto mazzo” e ogni volta mi contraddico. Perchè non cerco mai una qualche ditta che lo faccia al posto mio? Perchè traslocare da soli non è facile, soprattutto se non hai un mezzo tuo.

Il car sharing mi è venuto in soccorso, spezzo anche una lancia per la prima volta in favore delle Smart, son piccoline ma il portapacchi è abbastanza capiente per un valigione o due trolley pieni.

Traslocare ti aiuta a conoscere nuove strade e nuove parti della città, più naturalmente nuove scorciatoie (quando le trovi). Ogni città poi ha le sue dinamiche, il suo clima ed i suoi ritmi. E poi naturalmente c’è il quotidiano. Guarda caso la settimana scorsa rientrati dalle ferie natalizie abbiamo anche effettuato un trasloco di ufficio.

Psicologicamente il trasloco ti impone di venire a patti con lo spazio e con i ricordi. Sebbene da qualche tempo abbia iniziato ad adottare una politica minimalista, ma mentre il ciarpame tecnologico nel tempo si è ridotto, per libri e riviste il discorso è un po’ diverso. Valutare qualcosa che mi permetta di fondere l’esigenza di scrivere ma soprattutto leggere senza occupare spazio e senza pesare tonnellate? Si, ma al momento non trovo nulla che mi soddisfi.

Fisicamente però ormai ne risento tantissimo, per non parlare dello stress psicologico ad esempio di cercare l’auto, parcheggiarla di fronte al portone, correre a prendere i pacchi entrare in auto partire e ripetere le stesse azioni a destinazione, naturalmente senza ascensore, una delle tante peculiarità berlinesi. Il tutto più volte durante la giornata, per un totale di pochi frettolosi giorni per liberare la casa.

Aggiungiamoci che come mia buona norma catalizzi eventi peculiari, altrimenti non mi spiegherei come sia possibile che la stessa mattina in cui inizio a spostare oggetti la polizei faccia uscire di strada una auto rubata per fermarla, naturalmente nella mia via. Vedi immagine qua sopra.

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Cambio di quartiere, cambio di vita in parte. Perché andrò a vivere in una zona completamente diversa, tanto esotica/hipster quanto ruspante. Negozi diversi, lingue per la strade molto diverse dalla tranquilla, famigliare e forse persino un po’ noiosa Prenzaluerberg.

Lo scorso anno si è concluso con quello che ho percepito un generale senso di stanchezza in molte persone.

{…quando,…sei, …qui, …con_me}

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Il titolo del post non c’entra assolutamente nulla, puo’ essere una citazione da “Il cielo in una stanza” oppure un pezzo di codice.

In questo inizio di Agosto 2019, questa volta un Agosto berlinese con pioggia e fresco, tiro le somme del primo anno in Germania. Questi mesi sono passati molto piu’ velocemente di quelli trascorsi a Malta, giacche’ il tempo e’ sempre piu’ relativo, e breve.

Ho dovuto cambiare lavoro perche’ la azienda che mi aveva assunto, e permesso di trasferirmi qua diciamo, a fine dello scorso anno e’ fallita (per la seconda volta in un anno). E’ stata una bella esperienza, ho conosciuto molte persone, tecnici e non, che mi hanno dato molto. Mi hanno anche permesso non solo di crescere, ma di migliorare e cambiare il mio modo di pensare e di lavorare.

Tanti anni fa il mio professore di matematica del liceo, buonanima, ci racconto’ che nei primi tempi all’universita’ non riusciva ad ingranare, ad ottenere risultati. Un giorno decise di cambiare e di fare qualcosa di definitivo, e … cambio’ la sua calligrafia. Da disordinato col tempo divenne ordinato e da li in poi ottenne sempre buoni risultati e naturalmente buoni voti. Ancora ricordo i compiti in classe con le sue correzioni in un “font” piccolo ma chiaro ed ordinato.

Penso di aver fatto qualcosa di simile, soprattutto nei primi mesi del 2018, un po’ a martellate diciamo, ma come ho imparato qua con molta umilta’.

In Italia il modo di lavorare tedesco non funziona perche’ le persone sono troppo permalose, e piu’ invecchiano piu’ si ritengono infallibili.

Praga

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Praga è una città romantica, ricca di misteri, vicoli e leggende. Ogni aspettativa che avevo è stata mantenuta, a parte ahimè il cibo, che ho trovato poco vario (o forse è stata solo la sfortuna del turista poco esperto).

Insieme all’alchimia, ai golem, ai ponti, alle marionette e alle torri astrologiche si possono trovare troupe che girano serie televisive (Atlantic Crossing), absynthe bar che sembrano luna park e test di Franz Kafka che girano

Vi ritornerò sicuramente per visitare i luoghi che non sono riuscito a vedere, in primis il castello.

From macro to micro

Leggendo The Culture Map, per me una rivelazione dello scorso anno (benchè sia uscito nel 2014), approfondisco come culturalmente non siamo solo abituati ad affrontare problemi e le situazioni lavorative in maniera diversa, ma siamo anche portati ad approcciare la fotografia in maniera diversa.

Cosi come chi legge da sinistra a destra è portato ad analizzare un contesto bidimensionale in un F-pattern (sinistra-destra) e viceversa una F flippata in oriente (destra-sinistra), allo stesso modo la stessa immagine viene osservata in maniera diversa a seconda del contesto.

In Cina quando si scrive un indirizzo si parte dalla regione, poi città, poi zona, quartiere ed infine il civico. Per noi occidentali è banalmente l’opposto. Siamo abituati a partire dal micro per arrivare al macro.

Gli asiatici tendono a partire dal contorno per arrivare alle parti più importanti di una composizione in un secondo momento. E questo si applica anche nei ritratti. In oriente infatti i close-up non sono utilizzati per descrivere la persona. E’ il contesto, l’ambiente e la figura piena che devono descriverla.

La stessa eco dei miei fantasmi

Cantare The Winner takes it all con una donna tedesca mai vista prima alle 3 di notte in un ristorante, per la celebrazione improvvisata del compleanno del gestore del locale (Berlino, 2019)

Vedere salire un tizio sulla metro con un piatto di pasta in ceramica, con relativa posata e vederlo scendere alla fermata successiva, mentre tre suonatori russi entrano ed iniziano a suonare. (Berlino, 2020)

Un ragazzo senza braccia che prova a coprirsi per il freddo. E ci riesce. (Berlino, 2019)

Un tizio visibilmente ubriaco che urla “Malta is the new Las Vegas” mentre aspettiamo che arrivi un taxi a prenderci (Malta, Paceville 2016)

Come creare un portfolio gratis

I portali di fotografia sono utili, ti forniscono una media visibilità, in alcuni casi è possibile avere un confronto ed un parere da parte di altri fotografi ed in ogni caso sono utili a fare un po’ di networking. Ci sono però alcune considerazioni da fare:

  • se gratuiti, questi portali hanno in genere un massimo numero di upload settimanale
  • sono pieni di advertising
  • caricata un file, quella è, se vuoi caricarne una nuova versione, avrai caricato una “nuova” immagine. Non esiste il concetto di replacement e di conseguenza ogni valutazione e/o commento è legato a quel determinato file
  • il dominio è precostituito (i.e http://portale.pinomaruti.com)

Ma quali sono le alternative per realizzare qualcosa di un po’ più personalizzato? In genere si ha bisogno di una piattaforma se non addirittura di un CMS , ovvero nella maggior parte dei casi ad oggi (2019) vuol dire una installazione di WordPress, con relativa configurazione-personalizzazione-caricamento dei file.

Ma c’è veramente bisogno di un CMS per quello che quasi sicuramente sarà una pagina statica? Magari senza neppure autenticazione, acquisti, etc etc? Assolutamente no.

Il portfolio è il primo biglietto da visita di un fotografo, di un designer o di un freelancer. Deve essere personalizzabile, deve essere veloce, semplice e diretto.

Altre considerazioni:

  • C’è bisogno di investire in un hosting a pagamento? No
  • C’è bisogno di investire in un dominio a pagamento? Ancora una volta. No

Tutto quello che occorre è, e badate bene, fino a che non diventate tanto famosi da avere milioni di visitati al giorno:

  1. un contenitore virtuale per le vostre immagini e per i testi che vi interessa pubblicare (e qui entra in gioco con il mio fantastico portfolio-creator , che verrà illustrato in un post successivo). A tal proposito la cosa più pratica da fare è creare un account su Github e clonare il repo di cui sopra.
  2. un account su Netlify, per caricare i dati del vostro portfolio, che grazie a Github sarà versionato e storicizzato. Netlify vi permette di avere una url pubblica con un nome buffo e diciamo che a questo punto potete già testare il vostro portfolio online.
  3. un account su Freenom per ottenere un dominio gratuito (ad esempio .tk ). Con Freenom è possibile naturalmente gestire i DNS e quindi far puntare il vostro dominio personale a Netlify (vedi punto 1, nome buffo)
  4. [optional] Creare un account su Google Tag Manager per avere le informazioni sul traffico del vostro portfolio

Al momento il portfolio-creator è in grado di generare una galleria di immagini in base alle vostre categorizzazioni per cartelle che avete effettuato sul vostro PC o Mac.

K.i.s.s. ? Beh intanto abbiamo messo su l’infrastrutturina, piano piano automatizzeremo il più possibile.

PS si è vero occorrono almeno un account su Github (connesso poi a Netlify ed uno per Freenom. Ma entrambi sono gratuiti e non invasivi della privacy.

How to take screenshots of Netflix

  • Open Netflix from Chrome
  • Ctrl / Command+ Shift + P (This will open Chrome Dev Tools)
  • Ctrl /Command + Shift + P
  • Input Screenshot from the keyboard
  • Select the last item: Capture Screenshot
  • Voila, Screenshot saved!

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